Contratti

Quando il rigore diventa garanzia

Il Tribunale di Napoli e la tutela d'urgenza nei rapporti professionali

4 min di lettura Avv. Fabrizio Franco

Quando il rigore diventa garanzia

Il Tribunale di Napoli e la tutela d’urgenza nei rapporti professionali

Un recente provvedimento del Tribunale di Napoli ha accolto la domanda cautelare proposta nell’interesse di un professionista che aveva prestato attività di consulenza continuativa a favore di una società leader nel settore del credito. Il caso, seguito dal mio studio, ha offerto l’occasione per ribadire alcuni principi centrali in materia di tutela d’urgenza e per valorizzare il ruolo del rigore probatorio quale condizione di effettività della protezione cautelare.

Il professionista, dopo aver gestito per anni pratiche complesse di recupero crediti e coordinato legali su tutto il territorio nazionale, aveva subito il mancato riscontro della società in ordine alle posizioni affidate e alle somme incassate. La condotta omissiva del committente, idonea a compromettere il diritto al compenso e la stessa trasparenza dell’attività svolta, ha imposto di ricorrere alla tutela d’urgenza ex art. 700 c.p.c., al fine di ottenere un ordine giudiziale di esibizione e rendiconto.

Il Tribunale, con ordinanza particolarmente motivata, ha riconosciuto la sussistenza del fumus boni iuris nel diritto del professionista alla rendicontazione e alla corretta gestione delle pratiche, richiamando la giurisprudenza secondo cui il rapporto di collaborazione continuativa comporta un dovere di informazione e cooperazione ai sensi degli artt. 1175 e 1375 c.c. (cfr. Cass. civ., sez. VI-1, ord. 22486/2019). Quanto al periculum in mora, il giudice ha ritenuto provata la prospettata lesione grave e irreparabile, derivante dall’impossibilità di quantificare il credito maturato e dalla perdita del controllo sulle posizioni ancora pendenti. La misura richiesta è stata pertanto concessa, ordinando alla società di fornire immediatamente il rendiconto delle attività e delle somme incassate.

La decisione si colloca nel solco di un orientamento che interpreta la tutela d’urgenza come strumento di garanzia sostanziale, destinato a prevenire il danno e a preservare l’utilità della futura decisione di merito. La Cassazione ha più volte ribadito che il giudice cautelare, pur operando in via sommaria, deve valutare la verosimiglianza del diritto allegato e la concretezza del pregiudizio paventato (Cass. civ., sez. VI-1, ord. 17766/2021). In questo caso, il Tribunale di Napoli ha applicato tale principio con rigore, distinguendo tra pregiudizio patrimoniale risarcibile e danno grave e irreparabile idoneo a fondare l’urgenza.

La vicenda conferma che la tutela cautelare, se adeguatamente fondata e documentata, rappresenta non un rimedio eccezionale, ma uno strumento fisiologico di effettività della giurisdizione. L’intervento tempestivo del giudice, nel garantire la trasparenza e la corretta gestione dei rapporti professionali, costituisce presidio del principio di buona fede contrattuale e rafforza la fiducia nell’ordinamento come fonte di equilibrio tra le parti.

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