Parità di genere e valore d’impresa
Il percorso della società verso una cultura inclusiva e sostenibile
La parità di genere, oggi, non costituisce soltanto un obiettivo etico o sociale, ma un vero e proprio indicatore di solidità organizzativa e sostenibilità d’impresa. La società da me assistita, attiva da oltre sessant’anni nel settore delle lavorazioni meccaniche di precisione, ha intrapreso un percorso strutturato di revisione interna che ha condotto all’adozione di una policy aziendale per la parità di genere, in linea con la legge n. 162 del 2021 e con le linee guida del PNRR. Si è trattato di un processo complesso, volto a formalizzare valori già presenti nella cultura aziendale, quali il rispetto, l’inclusione e la valorizzazione del merito, rendendo tali principi strumenti concreti di governance e competitività.
Nel predisporre la policy, l’attività professionale si è concentrata sull’allineamento ai parametri previsti dal sistema di certificazione della parità di genere, sulla definizione di indicatori oggettivi e misurabili e sulla predisposizione di procedure interne idonee a garantire la reale attuazione dei principi dichiarati. È stata data particolare attenzione all’effettività delle misure, evitando formule meramente programmatiche: la società si è impegnata a garantire percorsi di carriera paritari, a promuovere la presenza femminile nei ruoli tecnici e direzionali, nonché a introdurre modalità di lavoro flessibili e strumenti di conciliazione vita-lavoro.
La disciplina nazionale e sovranazionale riconosce ormai un valore strategico alla parità di genere, quale leva reputazionale e competitiva: l’art. 46-bis del d.lgs. 198/2006, come modificato dalla legge 162/2021, ha introdotto la certificazione della parità quale strumento premiale, legando il possesso di tale attestazione all’accesso agevolato ai finanziamenti pubblici e ai punteggi nei bandi. La parità diviene dunque parametro di sostenibilità ESG, incidendo sui criteri di valutazione degli investitori e dei partner istituzionali.
L’esperienza concreta della società assistita conferma che la conformità ai principi di inclusione e uguaglianza genera effetti virtuosi non solo in termini di clima aziendale, ma anche di produttività, innovazione e fidelizzazione del personale. La parità, lungi dall’essere un adempimento formale, rappresenta un fattore abilitante di crescita sostenibile e di competitività di lungo periodo.
In definitiva, l’inclusione diventa non soltanto un dovere sociale, ma un elemento qualificante della buona amministrazione aziendale e dell’etica dell’impresa, secondo un modello di governance moderna e consapevole che integra diritto, organizzazione e responsabilità sociale.